Una meravigliosa esperienza da incubo

Una delle cose buone delle fiere è la possibilità di provare le nuove tecnologie meno “a portata di portafoglio” per vivere personalmente l’esperienza e catapultarsi, anche per un breve periodo, nel futuro. E grazie Playstation, per aver mantenuto la promessa! Non servono DeLorean (peccato) o voluminose cabine blu per questo viaggio, ma è sufficiente un inaspettatamente comodo visore e un paio di Playstation move per ritrovarsi in un altro mondo e contemporaneamente vivere quello che fino a pochi anni fa era considerato fantascienza. Durane l’ultima edizione di “Lucca Comics and Games” ho avuto l’opportunità di provare il visore per la realtà virtuale per PS4, senza negare un lieve pessimismo: agitarsi così davanti alle persone in attesa di provare anche loro l’esperienza? Che imbarazzo! La ragazza prima di me infatti era molto composta: gomiti poggiati sulle ginocchia, movimenti leggeri dei polsi con in mano i telecomandi, movimento della testa quasi nullo. Forse aveva il torcicollo, ma sono più orientato all’ipotesi dell’ansia da palcoscenico. Insomma, quella postura forse era giustificata se avesse provato un simulatore da centralinista, ma la demo in azione in questo caso era Until Dawn: Rush of Blood; non esattamente un titolo rilassante.

ATTENZIONE: non guardate questo video se siete sensibili al genere horror. Fidatevi sulla parola dell’articolo 😉

Indossato visore e cuffie, ogni dubbio su come facesse Johnny Mnemonic a trovarsi comodo con quel marchingegno spiaccicato in faccia è svanito. Non solo è leggerissimo, ma è in grado di isolare completamente la vista all’esterno, immergendo completamente il giocatore nell’ambiente. Una volta presa confidenza con i controlli, l’immersività è totale. Al contrario della composta ragazza prima di me, io guardavo ovunque, persino oltre il bordo del carrellino sul quale il mio avatar (o ero proprio io? Le sensazioni si confondono….) correva a velocità pazzesca tra creature demoniache e faceva slalom all’interno di un mattatoio da incubo. Mi spostavo, fisicamente, a destra e sinistra per evitare gli ostacoli, sparavo come un pistolero esagitato, ridevo e mi spaventavo e mi esaltavo. Non sono mancati vari “Woow!” e “Maddai!”

La percezione del pubblico intorno a me era totalmente sopita. Ero da solo dentro una giostra degli orrori spaventosamente immersiva. Finita l’esperienza e tolto il caschetto, mi sono ritrovato circondato da altre tre persone in attesa di provare la stessa esperienza. Forse l’improvvisa consapevolezza che, sì, hanno assistito a tutto lo spettacolino, mi ha reso prevenuto, ma sono sicuro di aver scorto qualche mezzo sorriso sotto i baffi. Beh, nulla di male. Io mi sono divertito, spero che il mio siparietto sia servito a caricare ancora di più la loro aspettativa. Non credo ci sia da vergognarsi; in fondo è un po’ come ballare in discoteca o cantare al karaoke: magari non sei capace di farlo al meglio, ma l’entusiasmo che ci metti è una parte fondamentale dell’esperienza.