Reinventando Prince of Persia

Videogiochi tratti dai film, film tratti dai fumetti, fumetti tratti dai videogiochi – in questi giorni, se un titolo ha successo su un medium, sarà probabilmente adattato per gli altri. La ragione è ovviamente una: il denaro. Molta gente comprerà un gioco tratto da un film di grande successo rispetto a un gioco simile di cui non hanno mai sentito parlare.
Questo perché ogni volta che sento la parola “convergenza” mi intimorisco sempre un po’. Anche se i dati di vendita dei film tratti dai giochi e dei giochi tratti dai film ad oggi non provano nulla, ciò che è stato tratto da qualcos’altro che ha avuto successo non è una garanzia di qualità.
Retrocedendo dai videogiochi ai giochi dell’antica Grecia, il più duro lavoro artistico è partire dai punti di forza di un particolare medium per svilupparli. L’ironia della convergenza compare quando avviene l’adattamento da un medium ad un altro, le cose che perdi nella traduzione sono quelle che hanno reso speciale in primo luogo quello originale – perché sono peculiari del medium originale.
Con Prince of Persia ho avuto l’opportunità e la sfida di ricreare il personaggio in una storia nuova, non una ma parecchie volte, fin dalla prima versione per Apple II vent’anni fa: come gioco per console di Ubisoft (Le Sabbie del Tempo), come fumetto edito da First Second Books, e come film prodotto da Disney/Bruckheimer. Ciascuno di questi progetti mi hanno dato l’opportunità di lavorare con degli eccezionali gruppi creativi per un nuovo medium – una tripla opportunità che ai tempi dell’Apple II potevo solo sognarmi. In ciascun caso, la sfida è stata quella di creare qualcosa che fosse inerente a Prince of Persia, ma allo stesso tempo una creazione originale.

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