In un altro mondo

Sono passati diversi anni da quando il fenomeno di Kingdom Hearts è arrivato, ma io ho avuto la fortuna di conoscerlo bene solo recentemente.
Non è possibile non notare l’entusiasmo narrativo che compone la serie. Insomma, tutti noi abbiamo desiderato almeno una volta entrare in un film Disney per aiutare i protagonisti: io per primo, più o meno all’età di quattro anni, quando ero perdutamente innamorato di Alice, volevo realmente salvarla dalla regina di cuori che minacciava di tagliarle la testa. Non nego di aver tirato un bel colpo di keyblade in testa alla pomposa bisbetica tiranna con una certa soddisfazione.
Unire Squaresoft e Disney è stata certamente una mossa vincente, anche come risultato commerciale, e la “scusa” utilizzata per spostarsi tra i mondi che hanno segnato la nostra infanzia, nel primo capitolo forse appena appena abbozzata, ha subito un’evoluzione e un’espansione tale che non può non coinvolgere intensamente il giocatore.
Qui il cattivo più perfido dei nostri cartoni preferiti è in realtà una marionetta nelle mani di un cattivo ancora superiore. Anzi, si scopre che molti dei cattivi sono riuniti per uno scopo comune, ignari di essere in realtà manipolati.
Anche i protagonisti che abbiamo amato hanno bisogno di aiuto ed è una vera soddisfazione combattere al loro fianco ed esplorare attivamente quelle ambientazioni che abbiamo spesso visitato come semplici spettatori.
Che sorpresa poi scoprire che il burbero stregone Yen Sid, mentore di un pigro e distratto Topolino in Fantasia è uno dei gran maestri del keyblade!
E cosa sarà poi quella strana organizzazione di personaggi incappucciati che sembrano sapere molto?
I temi dei sogni e dei ricordi sono molto marcati, così come quello dell’amicizia, ma non sfociano quasi mai nella banalità, ricordandoci sempre e comunque che si tratta di videogiochi dove il piano ludico resta sempre più importante rispetto a quello narrativo.
La cosa quasi sconvolgente ma straordinaria, è la realizzazione grafica di ogni personaggio e delle ambientazioni. Spesso tra i vari luogometraggi, classici, film ed episodi lo stile di disegno cambia in maniera radicale. Per non parlare poi dello stile manga adottato dai personaggi tratti da Final Fantasy e quelli originali realizzati apposta per il gioco. Qui tutto è straordinariamente combinato e difficilmente Paperino sfigurerà a fianco di Sora e Jack Sparrow.
Come nella tradizione dei giochi di ruolo giapponesi, in Kingdom Hearts il protagonista è un personaggio con un proprio carattere e carisma, quindi nonostante il giocatore lo controlli in tutto e per tutto, egli diventa un attore che interpreta una parte già impostata. Qualche spazio all’improvvisazione c’è, ma il gioco non sarà mai completamente in mano nostra, e forse in un certo senso è anche giusto così, visto che la trama è certamente affascinante, ma anche molto intricata.
Un’esperienza mista di scoperta, ri-scoperta, e con un pizzico di nostalgia difficilmente si può trovare altrove, perciò questo caso unico non va certamente sottovalutato.

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Regni sconfinati

Si può perdere buona parte della propria vita reale per viverne una parallela in uno sconfinato regno chiamato Amalur?
Certamente! Perché questo gioco di ruolo è un ottimo esponente della scuola occidentale, con uno stile di rappresentazione curatissimo ma che ci ricorda costantemente di vivere un’avventura fantastica: ben lontano dal realismo, ma credibile e affascinante.
Per rendere la crescita del personaggio fluida e personalizzabile al massimo, sono sparite le tipiche classi di guerriero, mago, esploratore e ladro, ma si sviluppano a scelta con la crescita del personaggio le caratteristiche di combattimento, le abilità pratiche, la destrezza furtiva e i poteri magici.
Il proprio destino se lo crea il giocatore. Letteralmente. Infatti grazie alle carte del destino, si può scegliere quali caratteristiche saranno potenziate e se in una determinata occasione serve una forza da leone, in un’altra missione potremmo aver bisogno di migliorare le capacità magiche e per fare ciò basterà semplicemente scegliere una carta destino differente. Così ecco eliminate le tipiche classi in favore di una crescita molto più personalizzata.
Lo stesso maestro dell’ordine segreto dei Tessitori, coloro capaci di vedere il destino di ogni persona, resta sconvolto dalla totale assenza di destino prefissato nel giocatore.
Inizia così una ricerca della propria identità, ottima scusa per far creare liberamente un aspetto a piacimento, privando il personaggio di una propria storia, così da permettere al giocatore di colmare quella tabula rasa con la storia che interpreterà e allo stesso tempo dirigerà.
Totalmente in mano al protagonista sono anche le scelte importanti che cambieranno le sorti della popolazioni con cui si entrerà in contatto e l’appendimento personale. Infatti nei dialoghi con i personaggi spesso verrà chiesto di dare delle risposte o compiere delle azioni che non saranno mai chiaramente presentate come buone o cattive, ma starà alla coscienza del giocatore comportarsi come meglio crede e sopratutto è importante conoscere bene i cittadini delle città e villaggi, perché qualcuno che è stato bandito potrebbe avere le sue buone ragioni per aver agito in un certo mondo mentre una persona pubblicamente appezzata potrebbe tramare un piano molto discutibile.
C’è spazio anche per l’appendimento personale, perché in ogni arte bisogna studiare, sperimentare ed esercitarsi. Nei laboratori di alchimia si possono fare esperimenti mischiando reagenti, così quando si otterrà un buon risultato per una pozione, la ricetta sarà scritta per applicarla velocemente alla prossima occasione.
Fare esercizio con la riparazione di armi e armature e smontarle ottenendo pezzi utili per costruirne di nuove renderà armaioli provetti, mentre scassinando più serrature possibili si padroneggerà la sottile arte del furto. Starà al giocatore se usarla per sottrarre un pericoloso artefatto ad un mago folle o per derubare un riccone del suo tesoro più prezioso.
Combattere poi è un vero piacere. Pace all’anima di orchi, ragni e creature che mandiamo all’altro mondo, ma difficilmente si riesce a trovare altrove una fluidità simile. Si passa dall’arma principale a quella secondaria in un baleno, combinandole facilmente con delle tecniche di magia. Apprezzo particolarmente l’incantesimo che permette di dominare la terra, che usa gli stessi movimenti degli earthbender appezzati nella serie Avatar. Eccezionale!

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Una sinfonia divina

Che la musica sia un linguaggio universale è risaputo da qualche secolo, ma che la musica da videogioco sia capace di riunire così tante persone così diverse tra loro, provenienti da così tanti paesi ma appassionate della stessa avventura ha dell’incredibile.

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Una meravigliosa esperienza da incubo

Una delle cose buone delle fiere è la possibilità di provare le nuove tecnologie meno “a portata di portafoglio” per vivere personalmente l’esperienza e catapultarsi, anche per un breve periodo, nel futuro. E grazie Playstation, per aver mantenuto la promessa! Non servono DeLorean (peccato) o voluminose cabine blu per questo viaggio, ma è sufficiente un inaspettatamente comodo visore e un paio di Playstation move per ritrovarsi in un altro mondo e contemporaneamente vivere quello che fino a pochi anni fa era considerato fantascienza. Durane l’ultima edizione di “Lucca Comics and Games” ho avuto l’opportunità di provare il visore per la realtà virtuale per PS4, senza negare un lieve pessimismo: agitarsi così davanti alle persone in attesa di provare anche loro l’esperienza? Che imbarazzo! La ragazza prima di me infatti era molto composta: gomiti poggiati sulle ginocchia, movimenti leggeri dei polsi con in mano i telecomandi, movimento della testa quasi nullo. Forse aveva il torcicollo, ma sono più orientato all’ipotesi dell’ansia da palcoscenico. Insomma, quella postura forse era giustificata se avesse provato un simulatore da centralinista, ma la demo in azione in questo caso era Until Dawn: Rush of Blood; non esattamente un titolo rilassante.

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